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Cause condominiali. Giudice Di Pace o "processo di privatizzazione della giustizia"
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Cause condominiali. Giudice Di Pace o "processo di privatizzazione della giustizia"

Giudice di Pace: competenza esclusiva delle cause in materia di diritto condominiale?

Avv. Rosario Dolce del Foro di Palermo  

Sollecitate dalla nostra redazione, diverse Associazioni che raggruppano gli amministratori di condominio, e non solo, hanno discusso il testo di legge licenziato dal Senato in materia di riforma della magistratura onoraria.

Il motivo della censura del varato provvedimento è la previsione del criterio di affidamento all'ufficio del Giudice di Pace della competenza esclusiva, sia nell'ambito ordinario che della giurisdizione volontaria,alla trattazione delle cause in materia di diritto condominiale (e, più in generale, per le cause afferenti l'esercizio dei diritti cosiddetti reali, sanciti nel libro III del Codice civile).

La redazione di Condominioweb.com, ha invitato le numerose associazioni di categoria, ad inviare alcune riflessioni. Non tutte hanno aderito al nostro invito. Infatti, è stato molto limitato il riscontro pervenuto.

Preliminarmente si legga un nostro intervento in argomento => Cause condominiali al Giudice Di Pace: una sciagura o una opportunità?

Il Presidente ANAPI, Dott. Vittorio Fusco, e il Centro Studi ANAPI hanno, in particolare, posto l'attenzione sui profili della imparzialità e competenza del Giudice di Pace; ed invero: "[…] La riforma si sofferma sui profili soggettivi dei potenziali organi giudicanti dal carattere generalizzante, omettendo (ed è qui la questio) i criteri di accesso necessari e determinati - secondo questa Associazione - da una comprovata esperienza in materia di contenzioso condominiale.

Pertanto, se il problema è deflazionare il contenzioso, quest'ultimo non può essere superato indicando strutture e profili professionali non qualificanti in materia condominiale.

Segue che il principio di imparzialità e terzietà del giudice debba essere salvaguardato, indicandone i requisiti di specializzazione della materia con indicazione di procedure concorsuali finalizzate ai principi di tutela e imparzialità dei diritti lesi […]".

Anche l'ANAP ed il suo Centro Studi Nazionale hanno enfatizzato il dato della competenza e della trasparenza. Per costoro la previsione normativa esplicita "un chiaro intento di precludere alla stragrande maggioranza dei cittadini l'accesso al vaglio giudiziario ed autorevole di un esperto e selezionato magistrato ordinario, con l'evidente manifesto disinteresse affinché in tali casi vi sia puntuale applicazione del diritto e con l'inevitabile conseguenza del prevedibile aumento del proliferarsi dei già numerosi casi di violenza in ambito condominiale […]Senza nulla togliere al già prezioso lavoro svolto dei Giudici di Pace, da tempo sotto organico e privi di risorse, non si comprende come possano essere così garantiti i diritti dei cittadini, anche perché una errata sentenza di primo grado, porterebbe inevitabilmente ad un grado di appello in Tribunale, con la conseguenza che le cause, che si vorrebbero diminuire, aumenterebbero a dismisura, con l'effetto di ingolfare ancor di più gli uffici giudiziari sminuendo la giusta tutela dei diritti dei Cittadini con l'inevitabile proliferare del farsi personale e violenta giustizia sommaria".

=> Controversie in materia di uso della cosa comune, decide il giudice di pace

Sulla stessa lunghezza d'onda si è posta Confedilizia - in realtà, la prima in ordine di tempo a denunciare ai più il testo - che di recente ha varato un altro comunicato con il quale ha rassegnato un vero e proprio "appello" alla Camera dei Deputati: "affinché voglia porre rimedio all'errore commesso dal Senato nell'attribuire alla magistratura onoraria, sottraendole a quella togata, tutte le cause in materia condominiale.

Una scelta incoerente con lo stesso impianto del testo approvato dal Senato che, per tutte le altre materie considerate, attribuisce ai giudici di pace esclusivamente le questioni di minore complessità e valore[…]"

Interessante è anche il punto di vista offerto dal Prof. Giuseppe Bica dell'Associazione ANAMMI sul metodo che ha condotto il Parlamento alla elaborazione del ddl delega per la magistratura ordinaria. E segnatamente:… ci preoccupa il metodo.

Sulla riforma del condominio, a suo tempo, gli amministratori di condominio sono stati consultati a più riprese.

In quella occasione, il legislatore ascoltò in commissione Giustizia, sia alla Camera sia al Senato, anche grandi aziende e organizzazioni ben lontane dal mondo condominiale.

Non possiamo certo dire che la riforma sia stata disegnata ad immagine e somiglianza della nostra professione ma, grazie all'apporto dell'ANAMMI e delle più importanti associazioni del settore, siamo riusciti ad introdurre alcuni principi essenziali e ad evitare qualche errore.

Purtroppo, il testo del disegno di legge delega sul passaggio di competenze da magistrato a giudice civile è passato al Senato senza che le associazioni storiche del condominio siano state interpellate.

Fermo restando la condivisione degli assunti di cui sopra, si è rivelato più propositivo l'approccio tenuto dall'UPPI(Unione Piccoli Proprietari Immobiliari) sull'argomento. Il coordinatore nazionale avv.

Ladislao Kowalski ha, in particolare,ha rilanciato l'idea di istituire una sezione per gli affari immobiliari all'interno dei Tribunali Civili, anlogamente a quanto previsto per le imprese e la famiglia: […]Bisognerebbe, pertanto, pensare, ad una specialità per il settore immobiliare come previsto per l'impresa, per il lavoro, per la famiglia, ove ricomprendere il condominio, le locazioni, gli sfratti e tutti gli aspetti fortemente inerenti alla casa.

Ciò permetterebbe di avere un magistrato particolarmente competente su questioni di incidenza fondamentale per le persone e per la società.

=> La ripartizione di competenza tra tribunale e giudice di pace in materia condominiale

Insomma, da questa carrellata resa sugli estratti dei"comunicati delle associazioni di categoria non sembra emergere nessuna apertura alla magistratura onoraria:vista come organo giurisdizionale inidoneo a giudicare le cause condominiali per limiti di carattere essenzialmente "soggettivi".

Per quanto ci riguarda, ci è parso molto strano che siffatte associazioni non siano state tenute in considerazione dal Parlamento in sede di analisi preventiva del testo, allorquando occorreva, per l'appunto, calibrare il contenuto e lo spirito della stessa riforma, ivi inglobandovi gli affari immobiliari e quindi anche le questioni di rilievo condominiale(si ricorda a noi stessi che un elenco delle medesime associazioni è tenuto presso il Ministero dello Sviluppo Economico).

Riteniamo, allora, che la mancata inclusione al processo di formazione del testo normativo da parte degli operatori del settore - già in sede di analisi di impatto della regolamentazione (AIR) - deve ritenersi in sé un limite dello stesso impianto normativo, che occorrerà, in quanto tale, correggere nell'immediato futuro.

Dall'altra parte, tuttavia, evidenziamo chela partecipazione al tavolo dei negoziati da parte delle stesse associazioni dovrebbe essere disposta in forma, tra loro, aggregativa. Ciò sarebbe un valore aggiunto.

Riuscire a veicolare un progetto di riforma unitario sul tema della giustizia e delle cause condominiale, in quanto a monte condiviso dagli stessi operatori del settore, parrebbe essere il modo migliore, più autorevole onde influenzare il dibattito sugli argomenti settoriali trattati.

Sia bene inteso, noi riteniamo che la diversificazione e l'associazionismo siano valori aggiunti, ma, al contempo, rileviamo che il peso politico e negoziale sia dato, in questi casi, dalla capacità delle stesse associazioni di aggregarsi tra loro per dare luogo ad un soggetto unitario.

In gioco ci sono, d'altronde, gli interessi di una professione (unica) non ordinistica, come quella dell'amministratore di condominio, da molti bistrattata ma che, invece, gioca un ruolo nevralgico nella nostra società civile.

A tal proposito, le forme aggregative delle associazioni sono previste già dall'articolo 3 e ss della Legge 4nr 4 del 13 gennaio 2013 (a mente del quale:Le singole associazioni professionali possono promuovere la costituzione di comitati di indirizzo e sorveglianza sui criteri di valutazione e rilascio dei sistemi di qualificazione e competenza professionali.."); e, tra l'altro, alcune di esse sono presenti nella realtà economica (si pensi alla Confiac - Confederazioni italiana delle associazioni condominiali - che ha veicolato l'istanza di un tariffario minimo i servizi offerti dagli amministratori di condominio; cfr Provvedimento n 25171/2014 Autorità Garante della Concorrenza e del mercato).

Peraltro, quel processo di riforma dai più coniato come piano di "privatizzazione della Giustizia": avviatosi con l'avvento - a tutt'oggi, sperimentale - della media conciliazione ovvero con la stessa enfatizzazione dell'Arbitrato civile(cfr, articolo 806 c.p.c) e non solo (si pensi alle ADR),quali forme alternative per la risoluzione delle controversie anche in condominio, a nostro modo di vedere dovrebbe indurre le stesse Associazioni di categoria ad avviare in favore dei propri associati e/o, più in generale, degli utenti del "Condominio",Istituì in grado di rispondere a tali "nuove" esigenze ed aspettative.

Ma questo è ben altra cosa rispetto la valutazione di un disegno di legge e la prospettiva ivi cadenzata che, in futuro non troppo prossimo, le cause condominiali potrebbero essere tutte rimesse alla mercé di un magistrato onorario e non togato.

=> Cause relative alle modalità d'uso di servizi condominiali, competenza

Cerca: cause condominiali compentenza del giudice

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