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Cedolare secca 2018

  1. #1
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    Cedolare secca 2018

    La legge di bilancio 2018 ha prorogato per il biennio 2018-2019 la cedolare secca al 10% per i contratti a canone concordato.
    Da quanto letto parrebbe che tale aliquota agevolata ora possa essere applicata a tutti i contratti a canone concordato a prescindere dal comune in cui sono ubicati gli immobili (quindi non solo nei comuni ad alta tensione abitativa). Qualcuno mi sa indicare il comma della legge di bilancio in cui è prevista tale disposizione?
    Auguri a tutti per un felice anno nuovo


  2. #2
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    https://cdn.fiscoetasse.com/upload/L...o-23122017.pdf

    16. All’articolo 9, comma 1, del decretolegge 28 marzo 2014, n. 47, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2014, n. 80, le parole: « Per il quadriennio 2014- 2017, » sono sostituite dalle seguenti: « Per gli anni dal 2014 al 2019, ».

    TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 28 marzo 2014, n. 47

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  4. #3
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    D.Lgs 23/2011 art. 3 co. 2: (quarto periodo)
    per i contratti stipulati secondo le disposizioni di cui agli artt. 2 co. 3 e 8 L. 431/98, relativi ad abitazioni ubicate nei comuni di cui all’art. 1 co. 1 lett a) e b) del DL 551/88 convertito in L. 61/89 e negli altri comuni ad alta tensione abitativa, l’aliquota è ridotta al 19%.
    DL 102/2013 art. 4 co. 1:
    sostituisci le parole “è ridotta al 19%” con “è ridotta al 15%”.
    (a mio parere rimane in vigore il vincolo che il contratto a canone concordato deve riguardare immobili situati in comuni ad alta tensione abitativa)
    DL 47/2014 art. 9: (in GU n. 73 del 28 marzo 2014)
    Riduzione dell’aliquota della cedolare secca per contratti a canone concordato.
    In vigore dal 29 marzo 2014
    1. Per il quadriennio 2014-2017, l’aliquota prevista all’art. 3 co. 2 quarto periodo del D.Lgs n. 23/2011, come modificato dall’art. 4 del DL 102/2013, convertito con modificazioni dalla L. 124/2013, è ridotta al 10%
    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
    Qui sorge il dubbio:
    a) Nel titolo della GU si parla di canone concordato in generale e nel corpo dell’art. 9 di riduzione dell’aliquota al 10%, però con riferimento all’art. 3 co. 2 del D.Lgs e successive modificazioni, che limitava la tassazione più favorevole all’ubicazione dell’immobile in comuni ad alta tensione abitativa.
    b) Per l’anno 2018 e 2019, per i contratti a canone concordato, la cedolare secca sarà al 10% a prescindere dal comune in cui sono ubicati gli immobili?
    c) Oppure la proroga per un ulteriore biennio previsto nella Legge di Stabilità riguarda solo i contratti concordati nei comuni ad alta densità abitativa?

  5. #4
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    Da quanto letto parrebbe che tale aliquota agevolata ora possa essere applicata a tutti i contratti a canone concordato a prescindere dal comune in cui sono ubicati gli immobili (quindi non solo nei comuni ad alta tensione abitativa). Qualcuno mi sa indicare il comma della legge di bilancio in cui è prevista tale disposizione?
    Avverto una velata preoccupazione circa la possibilità che la legge di Bilancio abbia modificato i consueti itinerari seguendo le indicazioni del dubbio: i dubbi hanno l’incredibile capacità di portarci su strade inaspettate per farci vedere qualcosa di diverso, tuttavia, sono in grado, con le loro continue deviazioni, di farci perdere il lume della ragione.

    Io invece vorrei rassicurarti e liberarti dalla morsa del dubbio: tipologia contrattuale e agevolazioni fiscali continuano a viaggiare su binari diversi anche dopo la legge di Bilancio. Sono discretamente certo che non esista alcun comma della legge di Bilancio che preveda che, in caso di opzione per la cedolare secca, l’aliquota, ridotta al 10% possa ora applicarsi anche nei Comuni non CIPE.

    La legge di Bilancio non detta una nuova normativa di diretta applicazione, ma semplicemente proroga - fino al 31 dicembre 2019 - una situazione già attuata in precedenza. A levarci d’impiccio ci ha pensato il DM 16 gennaio 2017 in tema di locazioni agevolate: il co.4 dell’art.5 (Agevolazioni fiscali) recita:

    “In caso di esercizio dell'opzione per la cedolare secca, per i contratti stipulati secondo le disposizioni di cui agli articoli 2, comma 3, e 8 della legge n. 431 del 1998, relativi ad abitazioni ubicate nei comuni di cui all'art. 1, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e negli altri comuni ad alta tensione abitativa individuati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica, l'aliquota della cedolare secca calcolata sul canone pattuito dalle parti e' ridotta al 15 per cento ed e' ulteriormente ridotta al 10 per cento ai sensi dell'art. 9, commi 1 e 2- bis, decreto legge 28 marzo 2014, n. 47, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2014, n. 80, per il periodo ivi indicato.”
    Ultima modifica di Iorek; 29-12-2017 alle 22:27
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    Pur ritenendomi d’accordo con Lorek, diverso pensiero traspare, senza conferma documentale, da molteplici fonti web che così riportano:
    Si può usufruire della cedolare secca al 10%
    a) Nei comuni in cui sono stati raggiunti accordi fra le organizzazioni degli inquilini e della proprietà edilizia, limitrofi ai capoluoghi di provincia
    b) Per contratti stipulati a canone concordato sulla base di accordi intercorsi fra le organizzazioni degli inquilini e della proprietà edilizia, secondo quanto stabilito dall’art. 9 co. 1 DL 47/2014
    c) A seguito del DM 47/2014 è possibile estendere l’ambito di applicazione del canone concordato con cedolare secca al 10% a tutti i comuni
    d) La cedolare secca al 10% può essere applicata sul canone concordato da tutti i comuni d’Italia e non più solo a quelli ad alta tensione abitativa o colpiti da calamità naturali
    e) Come chiarito dall’ADE si ha diritto all’aliquota ridotta a fronte di un contratto a canone concordato, a prescindere dal fatto che si tratti o meno di comune ad alta tensione abitativa
    f) L’aliquota 10% è applicabile in tutti i comuni d’Italia purché l’immobile sia ad uso abitativo e il contratto a canone concordato; la condizione dell’ubicazione in uno dei comuni ad alta tensione abitativa e colpito da calamità naturali non è più in vigore
    ed altri ancora su questo tenore.
    Il dubbio quindi è: Se in un comune esistono degli accordi territoriali fra le organizzazione degli inquilini e quelle delle proprietà edilizia, ma il detto comune non rientra fra quelli ad alta tensione abitativa, se si stipula un contratto a canone concordato secondo i parametri dell’accordo e si opta per la tassazione con il regime della cedolare secca, quest’ultima verrà applicata con l’aliquota 10% oppure con l’aliquota ordinaria 21%?
    Siamo in errore noi nel pensare che l'aliquota applicabile è quella ordinaria al 21%?

  7. #6
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    Pur ritenendomi d’accordo con Lorek, diverso pensiero traspare, senza conferma documentale, da molteplici fonti web che così riportano:
    Si può usufruire della cedolare secca al 10%
    a) Nei comuni in cui sono stati raggiunti accordi fra le organizzazioni degli inquilini e della proprietà edilizia, limitrofi ai capoluoghi di provincia
    b) Per contratti stipulati a canone concordato sulla base di accordi intercorsi fra le organizzazioni degli inquilini e della proprietà edilizia, secondo quanto stabilito dall’art. 9 co. 1 DL 47/2014
    c) A seguito del DM 47/2014 è possibile estendere l’ambito di applicazione del canone concordato con cedolare secca al 10% a tutti i comuni
    d) La cedolare secca al 10% può essere applicata sul canone concordato da tutti i comuni d’Italia e non più solo a quelli ad alta tensione abitativa o colpiti da calamità naturali
    e) Come chiarito dall’ADE si ha diritto all’aliquota ridotta a fronte di un contratto a canone concordato, a prescindere dal fatto che si tratti o meno di comune ad alta tensione abitativa
    f) L’aliquota 10% è applicabile in tutti i comuni d’Italia purché l’immobile sia ad uso abitativo e il contratto a canone concordato; la condizione dell’ubicazione in uno dei comuni ad alta tensione abitativa e colpito da calamità naturali non è più in vigore
    ed altri ancora su questo tenore.
    Il dubbio quindi è: Se in un comune esistono degli accordi territoriali fra le organizzazione degli inquilini e quelle delle proprietà edilizia, ma il detto comune non rientra fra quelli ad alta tensione abitativa, se si stipula un contratto a canone concordato secondo i parametri dell’accordo e si opta per la tassazione con il regime della cedolare secca, quest’ultima verrà applicata con l’aliquota 10% oppure con l’aliquota ordinaria 21%?
    Siamo in errore noi nel pensare che l'aliquota applicabile è quella ordinaria al 21%?

    Capisco e comprendo il tuo disagio; tuttavia, se vuoi il mio modesto parere, ti consiglio di non prestare orecchio alla mole di schiocchezze che si leggono in rete. Dubita e ragiona con la tua testa. Sempre. In questo modo, potrai mantenere lo sguardo libero su ciò che hai davanti per evitare che qualcuno te lo sottragga.

    Se magari i siti web in questione fornissero le fonti normative a sostegno di quanto da loro affermato sarebbe utile a capire. In difetto, si tratta di opinioni decorative che, per quanto autorevoli, sono prive di fondamento giuridico.

    A mio avviso, i pareri in cui ti sei imbattuto in rete sono frutto di una interpretazione frettolosa e fuorviante non della legge di Bilancio (che nulla dice in proposito), ma del decreto ministeriale del 16 gennaio 2017. E’ il DM 50/2017, in particolare il primo articolo, che ha giocato loro un brutto scherzo.

    L’articolo 1 (Criteri per la determinazione dei canoni dei contratti di locazione nella contrattazione territoriale) è completato da due previsioni (commi 11 e 12) dirette a fissare regole finali circa l’applicazione delle norme illustrate nei precedenti dieci commi (tipi di contratto, aggiornamento ISTAT, organizzazioni della proprietà e dei conduttori, misure di aumento dei valori delle fasce, accordi integrativi, contrattazione locale per grandi proprietà, elementi per il calcolo del canone ecc.).

    I commi 11 e 12 non ci dicono nulla di nuovo, ma formalizzano situazioni già attuate nella pratica: confermano infatti che tutte le disposizioni in tema di contratti agevolati contenute nel primo articolo si applichino:

    ° agli accordi territoriali che siano stipulati in tutti i Comuni, sia quelli ad alta tensione abitativa che negli altri Comuni (comma 11): anche prima i contratti concordati erano estesi ai Comuni non ad alta tensione abitativa;

    ° in caso di inesistenza di un accordo locale, i valori di riferimento nel Comune siano quelli definiti da decreto ministeriale previsto a tale scopo dal terzo comma dell’articolo 4 della 431 (comma 12): in questo caso vale ancora il vecchio decreto “suppletivo” 14 luglio 2004 che, già prima del 2017, consentiva di stipulare i contratti concordati 3+2 anche in quei piccoli Comuni in cui non era stato siglato alcun accordo né in base al DM 5 marzo 1999 né in base al DM 30 dicembre 2002: bastava prendere a riferimento l’accordo sottoscritto sulla base del DM del 2002 in un Comune vicino della stessa “stazza” demografica anche situato in altra Regione.

    Non è che dal momento che il comma 11 dell’articolo 1 ci conferma che i contratti 3+2 sono stipulabili ovunque, anche l’aliquota ridotta del 10% della cedolare sia ora applicabile ovunque: se il Comune non è ad alta tensione abitativa il canone è concordato e si può godere dei bonus municipali (riduzione IMU e TASI del 25% disposta dalla legge di stabilità 2016), ma non si può beneficiare delle agevolazioni fiscali statali sia in regime ordinario che sostitutivo che competono solo per i Comuni CIPE (il nuovo DM 50/2017 è un decreto di rango secondario, collocato tra la legge, la convenzione nazionale e gli accordi locali che fissa semplicemente i criteri per la stipula degli accordi nei vari Comuni innestandosi nel sistema della legge di riforma del 1998, che è e rimane la legge primaria), come ripete – a scanso di equivoci – il quarto comma dell’articolo 5 (Agevolazioni fiscali) sopra riportato (#4), e, pertanto, nel modello di registrazione RLI andrà indicato non il codice L2, che identifica i contratti 3+2 in Comuni CIPE, ma il codice L1.

    Se vuoi peraltro un ultimo consiglio, continua educatamente ad ascoltare cosa il dubbio (che sa bluffare meglio di te) ha da dirti, ma non prestargli attenzione. Ciò che si presta, infatti, solitamente lo si vuole anche indietro.
    Ultima modifica di Iorek; 02-01-2018 alle 22:47
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  8. #7
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    Capisco e comprendo il tuo disagio; tuttavia, se vuoi il mio modesto parere, ti consiglio di non prestare orecchio alla mole di schiocchezze che si leggono in rete. Dubita e ragiona con la tua testa. Sempre.
    Oltre a quotare quando scritto da Iorek aggiungo il consiglio di verificare sempre le fonti da dove provengono le notizie. Internet è una fonte inesauribile dove trovare informazioni, il difficile è saper distinguere quelle realmente utili. Evitare i semplici passaparola.

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