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  • 1 Post By Tullio Ts

Mediazione e convocazione.

  1. #1
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    Mediazione e convocazione.

    Buonasera,

    in una mediazione di un condomino A vs. il condominio B, devo convocare anche il condomino A?

    Grazie


  2. #2
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    Alla mediazione devono partecipare i contendenti in causa, perciò immagino che il mediatore dovrà convocare entrambi

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  4. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Tullio Ts Visualizza Messaggio
    Alla mediazione devono partecipare i contendenti in causa, perciò immagino che il mediatore dovrà convocare entrambi
    Scusa, mi sono spiegato male......per farmi autorizzare alla mediazione, devo convocare anche il condomino A?

    Grazie

  5. #4
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    è l'assemblea che ti autorizza, quindi devi convocare tutti i condomini

  6. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da JOSEFAT Visualizza Messaggio
    è l'assemblea che ti autorizza, quindi devi convocare tutti i condomini
    Anche il condomino che sta attaccando il condominio e che ha inviato l'invito alla mediazione?

    Mi sembra un controsenso.

  7. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro74 Visualizza Messaggio
    Anche il condomino che sta attaccando il condominio e che ha inviato l'invito alla mediazione?

    Mi sembra un controsenso.
    Probabilmente il suo voto sarà ininfluente, e comunque l'assemblea deve formare una maggioranza delle teste rappresentanti almeno la metà dal valore dello stabile (500 mlm), per cui ripeto il suo voto e millesimi saranno una goccia nel mare.

  8. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro74 Visualizza Messaggio
    Anche il condomino che sta attaccando il condominio e che ha inviato l'invito alla mediazione?

    Mi sembra un controsenso.
    alle assemblee devono essere invitati tutti i condomini indipendentemente dall'odg.

  9. #8
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    La convocazione e costituzione dell'assemblea è una cosa, la delibera altra cosa.
    Il condomino A è la controparte e si deve astenere dal voto.
    Nel corso della discussione potreste chiedergli di uscire, anche per poter deliberare senza essere influenzati dalla sua presenza.
    Ultima modifica di Mauro G.; 23-07-2017 alle 10:14

  10. #9
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    Avv. Paolo Accoti - L'argomento è molto dibattuto, tanto che anche la giurisprudenza spesso si è dimostrata ondivaga in merito.
    Iniziamo innanzitutto col riferire che, in ambito condominiale, il conflitto di interessi si verifica solo in presenza di due condizioni: 1) allorquando risulta dimostrato un sicuro contrasto tra particolari ragioni personali del condomino e l'interesse generale del condominio; 2) quando il voto del condomino in conflitto di interessi abbia concorso a determinare la necessaria maggioranza assembleare (Cfr.: Cass. civ. Sez. II, 16/05/2011, n. 10754. Nello stesso senso: Cass. civ. Sez. II, 24/05/2013, n. 13004).

    Ciò posto, una volta accertato il conflitto di interessi di uno o più condomini, bisogna stabilire se la presenza degli stessi contribuisca alla formazione dei quorum.
    In proposito, si contrappongono due correnti di pensiero, entrambe autorevolmente sostenute dalla giurisprudenza di legittimità e di merito.
    La prima, ritiene che ai fini del calcolo delle maggioranze assembleari non vanno computate le quote di partecipazione condominiale e i voti dei condomini che siano in conflitto di interessi con il condominio (Cfr.: Cass. civ. n. 44080/2002; Cass. civ. Sez. II, 22/07/2002. Di recente in tal senso: Cass. civ. Sez. II, 9/08/2011, n. 17140).
    La seconda sostiene, al contrario, la tesi della necessaria computabilità (Cass. civ. Sez. II, 30/01/2002, n. 1201), principio di recente ribadito dalla sentenza n. 19131, della II sezione civile della Corte di Cassazione, datata 28.09.2015, che ritiene inderogabili le maggioranze previste per legge, in rapporto a tutti i partecipanti ed al valore dell'intero edificio.

    Nella vicenda, alcuni condomini di un supercondominio impugnavano dinnanzi al Tribunale di Roma la delibera assembleare adottata il 25 maggio 1999 e, in particolare, due punti della deliberazione: quello relativo all'instaurazione di un giudizio nei confronti di un condomino, siccome non inserito all'ordine del giorno; quello relativo al compenso dell'amministratore che, a loro dire, esorbitava le tariffe in vigore.
    Si costituiva il supercondominio chiedendo il rigetto della domanda e il Tribunale adito accoglieva parzialmente la domanda e annullava la delibera limitatamente al punto non inserito all'ordine del giorno.
    ...
    La II sezione civile della Corte di Cassazione, condivide l'orientamento espresso nella sentenza n. 1201 del 2002 e la soluzione alla quale essa è pervenuta.
    La stessa premette che: “Da nessuna norma si prevede che, ai fini della costituzione dell'assemblea o delle deliberazioni, non si tenga conto di alcuni dei partecipanti al condominio e dei relativi millesimi. Il principio maggioritario, adottato dal codice per le deliberazioni assembleari con la regola della "doppia maggioranza" è un principio specifico dell'istituto condominiale, che vale a distinguerlo dalla disciplina della comunione e delle società, in quanto solo nel condominio è previsto che la maggioranza venga raggiunta dal punto di vista delle persone e del valore”.
    Ciò posto, evidenzia come la sentenza del 2002 che sancisce l'inderogabilità in meno delle maggioranze, si pone l'obbiettivo di impedire che la maggioranza possa in qualche modo menomare i diritti dei singoli partecipanti, ecco perché i quorum vengono fissati in misura inderogabile (in meno), specie per le decisioni di particolare importanza, prevedendo un numero considerevole di partecipanti e di una frazione consistente del valore dell'edificio.
    Tanto è vero che il quorum costitutivo e quello deliberativo non possono immutarsi in meno, neppure per contratto, per come si evince dall'art. 1138, IV co., c.c., a mente del quale il regolamento contrattuale di condominio in nessun caso può derogare alle norme ivi richiamate, comprese quelle stabilite dall'art. 1136 c.c. concernenti la costituzione dell'assemblea e la validità delle delibere (In tal senso: Cass. n. 11268 del 1998).
    La Suprema Corte riferisce poi che neppure l'impossibilità dell'assemblea di deliberare, se non si raggiunge la maggioranza prescritta, può giustificare una riduzione dei quorum richiesti dalla legge, anche perché in siffatti casi, può farsi utile riferimento alla disposizione contenuta nell'art. 1105 c.c., IV co., - applicabile al condominio in virtù del rinvio fissato dall'art. 1139 c.c. - secondo cui, quando non si formano le maggioranze, ciascun partecipante può ricorrere all'autorità giudiziaria.
    Pertanto conclude affermando il principio di diritto per cui: “in tema di condominio, le maggioranze necessarie per approvare le delibere sono inderogabilmente quelle previste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti ed al valore dell'intero edificio, sia ai fini del conteggio del quorum costitutivo sia di quello deliberativo, compresi i condomini in potenziale conflitto di interesse con il condominio, i quali possono (non debbono) astenersi dall'esercitare il diritto di voto. Pertanto, anche nell'ipotesi di conflitto d'interesse, la deliberazione deve essere presa con il voto favorevole di tanti condomini che rappresentino la maggioranza personale e reale fissata dalla legge e, in caso di mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità di funzionamento del collegio, ciascun partecipante può ricorrere all'Autorità giudiziaria" (Cass. civ, Sez. II, 28/09/2015, n. 19131).
    Ciò posto, nelle deliberazioni assembleari, quand'anche ci si trovasse al cospetto di condòmini in conflitto di interessi, il quorum costitutivo e deliberativo deve essere calcolato sulla scorta di tutti i partecipanti al condominio ed al valore dell'intero edificio, ivi compresi quelli in potenziale conflitto di interessi.
    Cassa, pertanto, la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d'Appello di Roma, in diversa composizione.
    Peraltro, per detti condomini non vige un obbligo di astenersi dalla votazione, ma una mera facoltà, di talché qualora gli stessi partecipassero comunque alle votazioni, i restanti condòmini non potrebbero far altro che impugnare la deliberazioni, dimostrando la sussistenza del conflitto di interessi.
    A tal proposito: “In tema di validità delle delibere assembleari condominiali, sussiste il conflitto d'interessi ove sia dedotta e dimostrata in concreto una sicura divergenza tra specifiche ragioni personali di determinati singoli condomini, il cui voto abbia concorso a determinare la necessaria maggioranza ed un parimenti specifico contrario interesse istituzionale del condominio” (Cass. civ. Sez. II, 16/05/2011, n. 10754).
    Tanto è vero che: “In tema di deliberazioni dell'assemblea di condominio, nella specie relativo ad edificio destinato all'esercizio di attività imprenditoriale, non dà luogo, di per sé, a conflitto di interessi la coincidenza, in capo ad uno dei partecipanti al voto, delle posizioni di condomino di maggioranza, amministratore del condominio e gestore dell'impresa ivi esercitata, non determinando tale situazione, caratterizzata dalla compresenza di distinti rapporti, una sicura incompatibilità con gli interessi degli altri condomini alla corretta amministrazione del condominio” (Cass. civ. Sez. II, 24/05/2013, n. 13011).
    Mauro G. likes this.

  11. #10
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    Come rendere le cose più complicate.
    Quindi il condomino A, sebbene sia la controparte, può e non deve astenersi dal voto ed i condomini possono impugnare la delibera.

  12. #11
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    Come rendere le cose più complicate.
    Quindi il condomino A, sebbene sia la controparte, può e non deve astenersi dal voto ed i condomini possono impugnare la delibera.
    Il condomino A sarà una goccia nel mare rispetto alla controparte assembleare, che comunque dovrà raggiungere la maggioranza delle teste rappresentanti almeno la metà del valore dello stabile (500 mlm) per validare la delibera, per cui impedendo il voto, questo potrà impugnare, appunto perchè le è stato impedito di votare (sentenza che non si può prevedere ma intanto blocca il condominio), per cui è meglio farlo votare, tanto e di sicuro quell'unico voto sarà ininfluente sull'esito della delibera e certamente non farà in modo da non raggiungere la maggioranza delle teste e 500 mlm e se i 500 mlm non saranno raggiunti non sarà colpa di un solo voto contrario del condomino A
    Ultima modifica di Tullio Ts; 23-07-2017 alle 10:47

  13. #12
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    Ho dei seri dubbi sulla sua convocazione e sul suo diritto di votare.

    Se delibera a favore della mediazione il condomino A partecipa anche alle spese di mediazione?

    Non penso, lui si paga le sue spese di mediazione, avvocato ecc. e il condominio le sue.

    Nel dubbio lo convocherei, al 99% non si presentarà in assemblea.

    http://www.condominioweb.com/liti-tr...#ixzz3gcjh3UI2

  14. #13
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    Nel dubbio lo convocherei, al 99% non si presentarà in assemblea.
    .

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