Facta concludentia

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    Facta concludentia

    Salve.
    Sono valide le tabelle di proprietà ripartite egualmente tra tutti i condomini, indicate in un RdC non approvato all'unanimità?
    Se no, si potrebbe ugualmente applicarle per facta concludentia, posto che da 50 anni tutti i condomini pagano tacitamente sulla base delle summenzionate?


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    La facta concludentia si potrebbe applicare se già esisteva un RdC contrattuale che prevedeva una partizione diversa da quella prevista dall'art 1123 cc;

    La disciplina della ripartizione delle spese condominiali contenuta in un regolamento di natura contrattuale, può essere innovata, in base al principio dell’autonomia contrattuale enunciato dall’art, 1322 c.c., da una nuova convenzione, la quale, non incidendo su diritti reali, non richiede la forma scritta ai sensi dell’art. 1350 c.c., ma richiede il consenso di tutti i condomini, che può essere espresso anche per facta concludentia dovendo, però, in ogni caso la manifestazione tacita di volontà rapportarsi ad un comportamento univoco e concludente, dal quale possa desumersi, per il comune modo di intendere, un determinato volere con un preciso contenuto sostanziale. (Nella specie la C.S. in base all’enunciato principio ha confermato la decisione dei giudici del merito che aveva escluso la formazione di un nuovo accordo negoziale per facta concludentia con riguardo ad un applicazione di diversi criteri di ripartizione delle spese condominiali, ancorché avutasi per diversi anni, ma senza la consapevolezza della diversità di quei criteri e delle tabelle millesimali relative). - Cass. civ., sez. II, 16 luglio 1991, n. 7884

    Nel caso in esame non è così, pertanto qualsiasi ripartizione diversa dall'art. 1123 cc se non approvato all'unanimità è nulla;

    E' affetta da nullità la delibera dell'assemblea condominiale con la quale, senza il consenso di tutti i condòmini, si modifichino i criteri legali (art. 1123 cod. civ.) o di regolamento contrattuale di riparto delle spese necessarie per la prestazione di servizi nell'interesse comune.
    Ciò, perché eventuali deroghe venendo a incidere sui diritti individuali del singolo condomino attraverso un mutamento del valore della parte di edificio di sua esclusiva proprietà, possono conseguire soltanto da una convenzione cui egli aderisca. (Corte di Cassazione, n. 17101/2006)

    Ora per ritornare alla partizione legale, potrebbe essere sufficiente una delibera assembleare adottata a maggioranza, ovvero i condomini dovrebbero riconoscere che non si poteva modificare il criterio legare, nel caso l'assemblea a maggioranza non riconosca il fatto, chi ha l'interesse avrà l'opportunità da adire al Giudice iniziando dalla Mediazione con l'assistenza di un legale.

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