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Compresenza di delegante e delegato in assemblea

  1. #1
    Non è collegato Nuovo utente pensionato
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    Compresenza di delegante e delegato in assemblea

    In assemblea si presenta il condomino delegante ed una terza persona delegata dal medesimo condomino proprietario.
    A chi spetta facoltà di parola e di voto in assemblea?
    Il mio ragionamento è questo: il delegato non ha motivo di "esistere" se il delegante e presente. L'atto di delega è costituito in base al principio di concedere la sostituzione della persona del delegante con la persona che viene delegata.
    Se il delegante è presente non si pone in essere la necessità di sostituzione e la nomina del delegato è superflua e nulla: il delegato non può sostituirsi a persona già munita dei poteri che dovrebbero essere l'oggetto ed il motivo sostanziale dell'atto di delega.
    E' giusta la mia interpretazione? Grazie.


    Claudio Cavara



  2. #2
    Non è collegato Frequentatore assiduo Quasi Tuttologo dal 26/03/10
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    Ritengo di NO perchè non tieni in considerazione il fatto che una eventuae Delega possa scaturire dal fatto che il Delegante voglia essere Rappresentato da Persona con conoscenze Tecnico-Giuridiche che lo stesso non possiede.
    Lo stesso accade anche nei Processi in cui Parte, Controparte e Giudice si servono dei Periti di Parte o d'Ufficio.

    Il fatto che il Delegante sia Presente questo non inficia la Delega ed impone lo stesso il silenzio e il non voto.

    Saluti
    Akim




    Con la teoria si sa tutto e niente funziona.
    Con la pratica tutto funziona e nessuno sa il perché.

  3. #3
    Non è collegato Nuovo utente pensionato
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    Ho formulato il caso in modo generico. Ora lo rappresento in modo più specifico.
    Una condomina ha portato in assemblea il proprio compagno, non condomino in quanto non proprietario di millesimi in condominio, che a un certo punto ha preso la parola. Il presidente lo ha fermato dicendo che non era facoltizzato a parlare perchè non condomino ed era una presenza estranea all'interno dell'assemblea essendo questa esclusivamente riservata per la discussione ai soli condomini.
    C'è stata un po' di baruffa ed alla fine la condomina ha messo in essere una delega scritta a favore del suo compagno. Il presidente non ha accettato la delega in quanto formulata ad assemblea iniziata ed in considerazione della compresenza del delegante, che aveva già parlato nel corso della discussione assembleare.
    Per mia parte ritengo che l'assemblea sia un consesso di persone che sono le sole ad avere diritti reali di proprietà in condominio e che non possa essere aperta ad estranei non possessori di millesimi, se non regolarmente delegati in modo esclusivo e non compartecipanti con il delegante medesimo.
    Se così non fosse, in condominio ci sarebbe il raddoppio delle persone facoltizzate a parlare, se tutti portassero un accompagnatore.
    Nel caso ipotizzato di accompagnatore tecnico (ad. es.: un legale) riterrei che questo fatto dovrebbe essere noto fin dall'atto di convocazione dell'assemblea, dimodochè un condomino di opposto parere potesse a sua volta farsi accompagnare da un proprio legale.
    In riferimento all'esempio del tribunale, non esiste che una parte sia accompagnata da un perito e l'altra non possa parimenti esserlo.
    Grazie.

    Claudio Cavara

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