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Il diritto all'uso della cosa comune in condominio: l'art. 1102 letto dalla giurisprudenza di legittimità
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Il diritto all'uso della cosa comune in condominio: l'art. 1102 letto dalla giurisprudenza di legittimità

Cosa debba intendersi per diritto al pari uso delle parti in condominio

Avv. Alessandro Gallucci  

Ai sensi dell’art. 1102 c.c.

Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il migliore godimento della cosa.

Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso”.

La norma, lo abbiamo detto più volte, è applicabile anche al condominio negli edifici. Ciò che risulta difficile comprendere, molto spesso, è che cosa debba intendersi per diritto al pari uso delle parti in condominio.

Una recente sentenza della Cassazione spiega, ad avviso di chi scrive in modo impeccabile, come questa norma debba essere letta e quindi applicata alle cose di cui all’art. 1117 c.c.

Si legge in sentenza che “ in considerazione della peculiarità del condominio degli edifici, caratterizzato dalla coesistenza di una comunione forzosa e di proprietà esclusive, il godimento dei beni, degli impianti e dei servizi comuni è in funzione del diritto individuale sui singoli piani in cui è diviso il fabbricato: dovendo i rapporti fra condomini ispirarsi a ragioni di solidarietà, si richiede un costante equilibrio tra le esigenze e gli interessi di tutti i partecipanti alla comunione, dovendo verificarsi - necessariamente alla stregua delle norme che disciplinano la comunione - che l'uso del bene comune da parte di ciascuno sia compatibile con i diritti degli altri (v. Cass. 30 maggio 2003 n. 8808; Cass. 27 febbraio 2007 n. 4617; 24 giugno 2008 n. 17208; Cass. 9 giugno 2010 n. 13879). […] Con riferimento al condominio la norma consente, infatti, la più intensa utilizzazione dei beni comuni in funzione del godimento della proprietà esclusiva, purché il condomino non alteri la destinazione del bene e non ne impedisca l'altrui pari uso.

In altri termini, l'estensione del diritto di ciascun comunista trova il limite nella necessità di non sacrificare ma di consentire il potenziale pari uso della cosa da parte degli altri partecipanti (v. Cass. 1 agosto 2001 n. 10453; 14 aprile 2004 n. 7044; Cass. 6 novembre 2008 n. 26737; Cass. 18 marzo 2010 n. 6546).

Pertanto, qualora attraverso la valutazione delle esigenze e dei diritti degli altri partecipanti alla comunione, il giudice verifichi che l'uso della cosa comune sia avvenuto nell'esercizio dei poteri e nel rispetto dei limiti stabiliti dall'art. 1102 c.c. a tutela degli altri comproprietari, deve ritenersi legittima l'opera realizzata, stante la prevalenza della norma speciale, dettata in materia di condominio, che determina l'inapplicabilità di quella generale, quando i diritti o le facoltà da questa previsti siano compressi o limitati per effetto dei poteri legittimamente esercitati dal partecipante alla comunione sulla base dell'art. 1102 c.c..

In considerazione del rapporto strumentale di cui si è detto fra l'uso del bene comune e la proprietà esclusiva, che caratterizza il condominio, non sembra quindi ragionevole individuare a carico del diritto del singolo condomino, che si serva delle parti comuni in funzione del migliore e più razionale godimento del bene di proprietà individuale, limiti e condizioni estranei alla regolamentazione e al contemperamento degli interessi dei partecipanti alla comunione secondo i parametri stabiliti dalla specifica disciplina ai riguardo dettata dall'art. 1102 c.c.” (così Cass. 21 dicembre 2011, n. 28025).

La Cassazione è chiarissima: per ogni condomino tutto è possibile purché ciò non leda il “tutto è possibile” degli altri.

Cerca: partecipanti comunione norma

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Doriana
Doriana martedì 15 settembre 2015 alle ore 22:46

Vorrei sapere se posso allacciarmi allo scarico condominiale posto nel garage di un inquilino il quale mi ha dato il consenso devo aprire un nuovo negozio con caffetteria e rivendita pane e mi serve lo scarico per lavandini e macchina caffe

Andi
Andi lunedì 28 novembre 2016 alle ore 10:53

Salve avvocato un informazione,abito in un condominio di solo 6 apartamenti
Io sono al terzo piano e l'ultimo volevo fare lacanna fumaria per la stufa a

Andi
Andi lunedì 28 novembre 2016 alle ore 10:55

A pellet. Bisogna chiedere permesso o il consenso di tutti il condominio.

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