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Condomino e conflitto di interessi. Partecipazione all'assemblea

Il diritto alla partecipazione assembleare è garantito a tutti i proprietari,anche in situazioni di conflitto di interesse

 

Ci si chiede spesso se il condomino che dovesse trovarsi in potenziale conflitto d’interesse,debba essere o meno invitato all’assemblea che riguarderà fatti che direttamente e individualmente lo coinvolgeranno.
 
Prendendo spunto anche dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 1201/2002,si può tranquillamente affermare che il diritto alla partecipazione assembleare è garantito a tutti i proprietari,anche in situazioni di conflitto di interesse. Ciò per garantire il confronto e la dialettica delle varie posizioni a ogni proprietario,tenendo in massimo conto il principio che l’assemblea sia il luogo dove si forma la volontà dei condomini. Diversamente, la mancata convocazione comporterebbe l’eventuale annullabilità delle deliberazioni,che il condomino interessato può far valere entro i trenta giorni dall’avvenuta conoscenza delle decisioni assunte in quella assemblea che lo vedeva illegittimamente assente. Anche per quanto riguarda le maggioranze necessarie, La Corte di Cassazione con la sentenza n. 1201 del 2002 ha affermato che per la regolare costituzione e per la validità delle delibere le maggioranze sono sempre quelle richieste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti e al valore dell'edificio e che, anche nel caso di conflitto di interessi, le maggioranze si dovranno rapportare alla totalità dei partecipanti al condominio e all’intero valore dell'edificio, comprendendo quindi anche i condomini in potenziale conflitto di interessi . Con ciò definitivamente chiarendo che nemmeno un regolamento di natura contrattuale può modificare in misura minore le maggioranza costitutive e deliberative dell'assemblea.
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