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Limitazioni di vedute e installazione di una canna fumaria accettabile se rende possibile l’uso comune
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Limitazioni di vedute e installazione di una canna fumaria accettabile se rende possibile l’uso comune

In tema d’istallazione della canna fumaria, ciascun partecipante può servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso, non può limitare il normale godimento del bene di proprietà esclusiva.

Nella sentenza si legge:

Si lamentano violazione degli artt.. 1102, 906 e 907 cc e vizi di motivazione sulla lesione del diritto di veduta per non essere stata nemmeno indicata la distanza di legge che avrebbe dovuto essere rispettata e, a tutto concedere, la distanza avrebbe dovuto essere calcolata in orizzontale e non in verticale.

Unico riferimento giurisprudenziale alla lettura della Corte territoriale è Cass. 3859/1985, che dà prevalenza all'art. 907 cc rispetto all'art.. 1102 cc. Il manufatto installato, come evidenziato dal ctu, è la soluzione migliore.

Osserva questa Corte Suprema:
Il precedente giurisprudenziale, criticato dal ricorrente perché asseritamente unico, ha statuito che qualora il proprietaria di un attico condominiale agisca in via possessoria per denunciare la collocazione di canna fumaria che ha arrecato pregiudizio al suo godimento di veduta, l’indagine sulla legittimità del fatto denunciato va condotta con riferimento all’art. 907 cc e non all'art. 1102, uso della cosa comune, tenuto conto che: la suddetta domanda è rivolta a tutelare il possesso del singolo appartamento , non il compossesso di un bene condominiale, e nella specie, la Corte veneziana ha escluso la fondatezza del primo motivo di gravarne sulla condominialità del muro perimetrale ed ha accolto il secondo sulla limitazione al diritto di veduta, fissando in dispositivo in metri tre la distanza, decisione conforme alla massima riportata, criticata mi termini sopra indicati.

Questa Corte, sia pure in diversa ipotesi, ha statuito che occorre il consenso di tutti i condomini per l’utilizzo in via esclusiva di una canna fumaria (per scarico di fumi di una. pizzeria), non trattandosi di uso frazionato della cosa comune (Cass. 6.11.2008 n. 26737) e che è esperibile l'azione di manutenzione ex art.1170 cc. a difesa del possesso da immissioni di fumo pregiudizievoli da canna fumaria (Cass. 30.5.2005 n. 11382 ord.).

La Corte di appello ha limitato l'indagine alla violazione dell'art. 907 cc e non ha considerato che, se ai sensi dell’art. 1102 cc, ciascun partecipante può servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso, a fortiori non può limitare il normale godimento del bene di proprietà esclusiva.

Invero vi è difficoltà di concepire una canna fumaria (nella specie un tubo in metallo) come costruzione ai sensi dell'art. 907 cc, trattandosi di manufatto che costituisce un semplice accessorio di un impianto (nella specie forno), facente parte di una unità immobiliare di proprietà esclusiva, collocato non nel fondo adiacente a quello del condomino che ne denunzia la illegittimità, ma nello spazio non condominiale. Sembra più corretto valutare la legittimità dell'opera in funzione non dell'art. 907 cc ma del principio desumibile dall'art 1102 ce, secondo cui, come dedotto, ciascun partecipante può servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso. In mancanza di una indagine per accertare se, con la realizzazione del manufatto, si impedisca il normale godimento del bene, il ricorso va accolto nei sensi di cui in motivazione.

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