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Inosservanza delle disposizioni antincendio e Impugnazione da parte di un condomino della delibera di approvazione dell'installazione di un ascensore

Inosservanza delle disposizioni antincendio e Impugnazione da parte di un condomino della delibera di approvazione dell'installazione di un ascensore

Cass. civile sez. I., sentenza del 10 giugno 2011, n. 12722
 

La giurisdizione del giudice amministrativo non è in nessun caso configurabile nelle controversie che si svolgono tra privati, nelle quali non sia in discussione la natura pubblica o privata di una delle parti, nè possa ravvisarsi alcun collegamento tra queste ultime e la P.A., non rilevando che, in una controversia avente ad oggetto l'impugnazione da parte di un condomino della delibera di approvazione dell'installazione di un ascensore, il condominio abbia dedotto la violazione di normativa tecnica antincendio, emanata dalla P.A., asseritamente non lesiva dei diritti dei condomini.
 
Nella sentenza si legge:
 
Secondo la prospettazione del condominio ricorrente, la inosservanza delle disposizioni antincendio, ravvisata dalla Corte territoriale nella installazione dell'ascensore di cui si tratta, non risulta lesiva di alcun diritto dei condomini, e, pertanto, non può essere invocata innanzi all'autorità giudiziaria ordinaria. La normativa antincendio sarebbe, infatti, costituita da un complesso ai regole tecniche poste nel pubblico interesse, la cui osservanza configurerebbe un obbligo verso la pubblica amministrazione, senza attribuire diritti al privato, nei rapporti con altri privati, e la cui violazione potrebbe determinare unicamente l'intervento repressivo della competente autorità amministrativa. Sicché, nella specie, l'attuale controricorrente non era titolare di un diritto soggettivo, ma solo di un interesse legittimo all'osservanza delle predette norme, che avrebbe potuto azionare innanzi al giudice amministrativo.
 
3. La censura non è meritevole di accoglimento.
 
3.2 In un giudizio che si svolga tra privati, e nel quale non sia insorta controversia intorno alla natura pubblica o privata di una delle parti, né possa ravvisarsi alcun collegamento tra di esse e la pubblica amministrazione non è in nessun caso configurabile la giurisdizione del giudice amministrativo, essendo le parti legate tra loro da un comune rapporto contrattuale, e rimanendo i diritti e gli obblighi reciproci soggetti alla disciplina civilistica.
 
Né rileva, in contrario, la circostanza, dedotta dal ricorrente, che, nella specie, sia in discussione la mancata osservanza di disposizioni tecniche ministeriali. L'attinenza del complesso di siffatte disposizioni ai rapporti tra cittadino e p.a. - sostenuta nel ricorso alla stregua di un passo, decontestualizzato, della sentenza di questa Corte n. 12847 del 2007, in realtà, riferibile piuttosto al contenuto della censura in quella sede esaminata - non costituiva, comunque, in quella occasione, la ratio decidendi della sentenza allora impugnata, fondata essenzialmente, come quella all'odierno esame, sulla violazione dell'art. 1120, secondo comma, c.c., e, in definitiva, attinente proprio alla corretta regolamentazione dei rapporti tra condomini.
 
La Corte d'appello di Genova, con sentenza depositata il 3 novembre 2009, respinse il gravame sul rilievo che l'assemblea del 25 luglio 1994 non risultava aver avuto ad oggetto alcuna delibera attinente al superamento delle barriere architettoniche, bensì la realizzazione dell'impianto ascensore; che il condominio non aveva fornito la prova che nello stabile vivessero portatori di handicap; e che comunque la citata normativa fa salva la previsione di cui all'art. 1120, secondo comma, c.c., la quale, in assenza di unanimità dei condomini, vieta le innovazioni che rendano alcune parti comuni dell'edificio inservibili all'uso e a godimento anche di un solo condomino.
 
Rilevò ancora la Corte di merito che il decoro architettonico del fabbricato, in stile liberty, risultava compromesso dalla installazione dell'ascensore, non conforme alle disposizioni antincendio, e che, tra l'altro, aveva diminuito la fruibilità di talune parti dell'edificio all'uso o al godimento quanto meno dell'appellato, essendo stata ridotta la rampa originale della scala, ed aveva creato pregiudizio alla sicurezza del fabbricato ed alla incolumità degli abitanti, rendendo particolarmente difficoltoso l'accesso di mezzi di soccorso, ed infine determinavano una svalutazione dell'alloggio dell'appellato.
 
3. Per la cassazione di tale sentenza ricorre il Condominio di Via XX settembre n. 165 in La Spezia sulla base di otto motivi, illustrati anche da successiva memoria, uno dei quali attinente al dedotto difetto di giurisdizione del giudice ordinario nella specie, relativa alla violazione di norme antincendio, che non darebbe luogo alla lesione di un diritto soggettivo, ma solo di interessi legittimi. Resiste con controricorso il Celentano, che propone altresì ricorso incidentale, resistito con controricorso del condominio ricorrente.
 
1. Deve preliminarmente essere disposta, ai sensi dell'art. 335 c.p.c., la riunione del ricorso principale e di quello incidentale siccome proposti nei confronti della medesima sentenza.
 
2, Va esaminato, per ragioni di priorità logica, il terzo motivo del ricorso principale nella parte relativa al dedotto difetto di giurisdizione del giudice ordinario. Secondo la prospettazione del condominio ricorrente, la inosservanza delle disposizioni antincendio, ravvisata dalla Corte territoriale nella installazione dell'ascensore di cui si tratta, non risulta lesiva di alcun diritto dei condomini, e, pertanto, non può essere invocata innanzi all'autorità giudiziaria ordinaria. La normativa antincendio sarebbe, infatti, costituita da un complesso ai regole tecniche poste nel pubblico interesse, la cui osservanza configurerebbe un obbligo verso la pubblica amministrazione, senza attribuire diritti al privato, nei rapporti con altri privati, e la cui violazione potrebbe determinare unicamente l'intervento repressivo della competente autorità amministrativa. Sicché, nella specie, l'attuale controricorrente non era titolare di un diritto soggettivo, ma solo di un interesse legittimo all'osservanza delle predette norme, che avrebbe potuto azionare innanzi al giudice amministrativo.
 
3. La censura non è meritevole di accoglimento.
 
3.2 In un giudizio che si svolga tra privati, e nel quale non sia insorta controversia intorno alla natura pubblica o privata di una delle parti, né possa ravvisarsi alcun collegamento tra di esse e la pubblica amministrazione non è in nessun caso configurabile la giurisdizione del giudice amministrativo, essendo le parti legate tra loro da un comune rapporto contrattuale, e rimanendo i diritti e gli obblighi reciproci soggetti alla disciplina civilistica.
 
Né rileva, in contrario, la circostanza, dedotta dal ricorrente, che, nella specie, sia in discussione la mancata osservanza di disposizioni tecniche ministeriali. L'attinenza del complesso di siffatte disposizioni ai rapporti tra cittadino e p.a. - sostenuta nel ricorso alla stregua di un passo, decontestualizzato, della sentenza di questa Corte n. 12847 del 2007, in realtà, riferibile piuttosto al contenuto della censura in quella sede esaminata - non costituiva, comunque, in quella occasione, la ratio decidendi della sentenza allora impugnata, fondata essenzialmente, come quella all'odierno esame, sulla violazione dell'art. 1120, secondo comma, c.c., e, in definitiva, attinente proprio alla corretta regolamentazione dei rapporti tra condomini.
 
4. Il terzo motivo del ricorso principale deve, quindi, in parte qua, essere rigettato, con dichiarazione della giurisdizione del giudice ordinario. La causa deve essere rimessa alla Seconda Sezione civile per l'esame delle ulteriori censure illustrate dalle parti, e per il regolamento della spese di giudizio di legittimità.
 
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