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No alla lobby dell’edilizia a danno della piccola proprietà

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(23/09/2003)
No alla lobby dell’edilizia a danno della piccola proprietà

Questo è lo slogan che, quale presidente dell’A.L.A.C. (Associazione Liberi Amministratori Condominiali) ho voluto che fosse presente sui manifesti che saranno affissi a Genova per protesta contro il disegno di legge di istituzione dell’Albo Regionale degli Amministratori Condominiali, progetto anticostituzionale sotto diversi aspetti (incompetenza delle regioni ad istituire professioni, limitazione corporativa all’accesso al lavoro e alla libera circolazione) ma la cui introduzione, anche per breve tempo, comporterebbe la recessione di vent’anni di evoluzione della professionalità delle nuove leve, della presa di coscienza dei piccoli proprietari circa i loro diritti e produrrebbe conseguenze nefaste sull’incremento dei prezzi.

 

            In pratica, l’accesso alle professioni potrà essere disciplinato da chi già amministra e, con tutta facilità,  i pesci grossi (oggi in difficoltà per la concorrenza dei giovani) costituiranno una lobby con costruttori ed imprese edili (già la proposta di legge appare di tale genesi) e predisporranno regole al fine della eliminazione dei minori; da subito il disegno di legge, con l’obbligo della targa nei portoni, istituisce una sorta di pubblicità a favore del grosso studio.

 

            Queste le gravi conseguenze:

1)-Costituzione di un gruppo di dirigenza  dei collegi che determinerà regole dirette a fare acquisire amministrazioni a loro stessi, già grossi, a danno degli altri;

a questo proposito si sveglino i piccoli e i medi amministratori iscritti alle associazioni promotrici, l’albo non è contro i “dopolavoristi” è contro di loro.

 

2)-Formazione di un monopolio dato da poche  imprese di amministrazione e da imprese edili a loro collegate, con prevedibile impennata  dei prezzi sia dei lavori che dei costi gestionali;

 

3)-Acquisizione, da parte dei rappresentanti delle associazioni dei grossi amministratori, della gestione dei  corsi, in modo tale da consentire il conseguimento del titolo alle sole persone “gradite” ai loro gruppi e, soprattutto, escludendo coloro che, come avviene oggi, frequentano i corsi non per esercitare ma per poter meglio tutelare i propri diritti di condòmini (l’A.L.A.C. ha lavorato anni per allargare la “cultura del condominio” tra i cittadini e oggi qualcuno vorrebbe annullare tutto con  un colpo si spugna).

           

 

Questi i motivi per i quali l’A.L.A.C. è contraria;  

Altri sono, a mio avviso, gli interessi di “bottega”.



Avv. Paolo Gatto Presidente nazionale A.L.A.C.




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