![]() | ![]() |
| - Home > Archivio > articoli > amministrazione > |
|
| Home | Sentenze | Leggi | Codice Civile | Moduli | |
| Forum | F.A.Q. | Articoli | Libri | Manuale |
|
(19/01/2003) Lo stress da condominio Gli amministratori di condominio Nel convegno di Giardini Naxos è emerso quanto la professione di amministratore sia caratterizzata da un elevato grado di stress da lavoro in ragione dell’esposizione da parte di tali professionisti ad una molteplicità di contenuti del lavoro (vedi tabella sulle competenze degli amministratori), della rete di relazioni con le realtà più diverse presenti nel territorio ma, soprattutto, in funzione delle relazioni con i condomini. Cos’è lo stress da lavoro Gli operatori che quotidianamente vengono investiti da conflitti e tensioni sul lavoro ricavano un disagio profondo che può condurre al burn out (bruciarsi) e cioè uno stato patologico di esaurimento emotivo, psichico e fisico. Lo stress è una categoria clinica di diagnosi applicata a professioni con un forte impatto relazionale con le persone. La sintomatologia è individuabile in malessere fisico (ad es. malattie frequenti) e psicologico (insonnia, depressione, irritabilità) che si manifestano nel lavoro e fuori del lavoro (assenteismo, demotivazione, ritualismo, disinteresse, cinismo, volubilità nei rapporti interpersonali, disturbi sessuali, impotenza, sadismo…) fino ad assumere tratti di comportamento che si avvicinano progressivamente a patologie psicologiche vere e proprie. Lo stress si manifesta nel tempo attraverso diverse fasi e con aspetti differenti: la percezione delle proprie scarse risorse per fronteggiare i problemi e la sensazione di frustrazione e impotenza. La reazione emotiva a tale sensazione si manifesta in una intensificazione dell’attivismo, spesso con scarsa ponderazione, con l’accensione di attività che bruciano come fuochi di paglia; oppure si esprime attraverso una fredda distanza dai clienti con atteggiamenti di inutilità del lavoro e con la caduta delle motivazioni. Lo stress nel condominio Nel condominio si esprimono spesso le tensioni che le persone vivono all’interno delle loro famiglie, le quali, a loro volta, sono prodotte dai disagi psicologici dei singoli membri oppure dalla caduta di soddisfazione, se non dai conflitti, nella relazione famigliare. Il condominio è una condizione di semi-coabitazione al cui interno è particolarmente difficile stabilire e mantenere la "giusta distanza" nei rapporti interpersonali. I conflitti nel condominio si incarnano in svariate forme di contesa, il cui oggetto sono gli interessi dei singoli condomini. Ma se gli interessi fossero solo di natura materiale, economica o, comunque, concreta potrebbero essere risolti da qualche forma di arbitrato, il vero problema è che tali interessi hanno ragioni relazionali e psicologiche molto più profonde. Con la scusa dell’"interesse" i condomini mettono in gioco i loro vissuti psicologici e immancabilmente ciò si esprime attraverso la frase di rito "Non è questione di denaro, è una questione di principio!". Con questa dichiarazione di guerra si aprono le ostilità: una proiezione individuale di invidie, antipatie, rancori, frustrazioni, ansie, amarezze, insoddisfazioni che si trasforma in un estenuante gioco relazionale collettivo di: insofferenza, delusione, logoramento, evitamento, fastidio, incomprensione, equivoco. Queste sette caratterizzazioni relazionali negative possono essere misurate all’interno di ciascun condominio attraverso un breve test, messo a punto dallo Studio Associato Prevenire e Possibile, dalla cui elaborazione discende l’intervento più adeguato per ogni condominio. Il progetto educativo di condominio La costruzione di relazioni positive nel condominio è un obiettivo possibile che può essere raggiunto laddove l’amministratore si ponga il problema, individui gli obiettivi e costruisca un percorso per il miglioramento dei rapporti di vicinato del condominio che amministra. Può destare sorpresa l’esplicito riferimento ad un progetto educativo, ma, nella pratica, quando si discute di "condomini maleducati" non si fa forse riferimento ad una dimensione educativa anche se vista come assenza di "educazione" o "cattiva educazione"? Del resto tutte le relazioni interpersonali sono inevitabilmente educative: possono essere volontariamente educative laddove chi educa sa di farlo e indirizza verso comportamenti sociosolidali; possono essere involontariamente educative laddove siano le relazioni sociali spontanee a costruire nelle persone un’esperienza di rapporti positive o negative, serene o agitate, comode o scomode. Ci sono condomini in cui le persone si rispettano vicendevolmente e, addirittura, si aiutano, altri in cui vige il malumore, il risentimento, le critiche e il conflitto. I primi sono diventati così a seguito di un percorso di vita in comune che ha affievolito i contrasti, ha aumentato la comprensione ed ha reso il clima di quello stabile con una buona qualità di vita relazionale. In essi qualcuno ha operato, più o meno coscientemente, affinché tale obiettivo venisse raggiunto. L’amministratore è un soggetto che può operare in tal direzione a pieno titolo, sempreché sia autorevole ed accetti la posizione di leader in cui lo condominio lo mette. Egli deve essere sufficientemente calmo ed attento da osservare le relazioni e le tensioni senza farsi coinvolgere; in tal modo assimila le tensioni e conosce i problemi, costruisce una strategia ed agisce al fine del miglioramento relazione. Se ha saputo osservare saprà anche difendersi dai diversi istigatori, manipolatori ed oppressori presenti nel condominio che costituiscono l’origine di tutti i conflitti. Non si tratta sono di arbitrare delle controversie raggiungendo compromessi accettabili per tutti, si tratta di interpretare la ragioni psicologiche dei conflitti e intervenire sui problemi con comunicazioni che sono il preciso antidoto per ciascuno dei rapporti critici precedentemente analizzati. Le strategie relazionali e comunicative a cui deve far riferimento essere istruito l’amministratore (ed alle quali può essere opportunamente formato) vertono sul RICONOSCIMENTO per superare l'EQUIVOCO; la DISPONIBILITA' per non essere vittime dell'INSOFFERENZA; la COMPLEMENTARITA' per accettare i limiti altrui e non vivere la DELUSIONE; l’INCONTRO per non rimanere schiacciati nel LOGORAMENTO; la DIALOGICITA' per non cadere nella fuga e nell'EVITAMENTO; l’INTEGRAZIONE come antidoto al FASTIDIO; la MEDIAZIONE per trovare un contatto che superi l'INCOMPRENSIONE. Vediamoli in dettaglio: Il RICONOSCIMENTO porta a scoprire che gli altri vivono le stesse cose, problemi o gioie, che vive il soggetto o che potrebbe vivere. Si insegna il riconoscimento attraverso espressioni del tipo: " Ma lei non si è accorto che…" spiegando all’altro il motivo per cui una terza persona manifesta un certo comportamento. Non si tratta di dare informazioni o far circolare pettegolezzi, semplicemente di far comprendere il senso delle azioni compiute. Il riconoscimento è l’antidoto dell’equivoco in quanto si basa sulla comprensione delle aspirazioni, delle frustrazioni e delle difficoltà dell’altro.La DISPONIBILITA’ scaturisce dal mettersi in una posizione di apertura verso l’altro, scoprendo così che è possibile fare qualcosa per lui (dare un consiglio, prestare un oggetto, tutelare i beni dell’altro, consentire uno sfogo, ecc.) senza fare molta fatica ed ottenendo il superamento dell’insofferenza. La disponibilità, infatti, è valutata nella sua intenzione piuttosto che nel solo risultato. La COMPLEMENTARITA’ nasce dalla consapevolezza che l’uno farà le cose che non possono essere fatte dall’altro. Si fonda sulla serena accettazione che gli altri stiano facendo esattamente ciò che c’é bisogno di fare perché è utile per tutti. Lo sfondo della complementarità è la tranquillità e il realismo ed è l’antidoto alla delusione perché non si fonda su aspettative fantastiche. L’INCONTRO è l’antidoto del logoramento perché presuppone la assoluta diversità delle persone, compresa l’estraneità dei modelli mentali e degli schemi d’azione, ma le impegna nell’obiettivo di scoprire che le diversità sono una potenza a cui ciascuno può attingere. L’incontro produce unità. La DIALOGICITA’ è possibile quando ci siano "cose da dire" e ci sia un contesto in cui possono essere dette. Un condominio che discute di ogni cosa, non litiga perché, anche di fronte agli idee o alle opinioni più divergenti, sa che è possibile condurre a buon fine la discussione. E’ l’antidoto all’evitamento perché diminuisce le tensioni, supera le impressioni troppo superficiali o troppo appariscenti. L’INTEGRAZIONE è la base per una buona organizzazione (e non il contrario). Vi è integrazione quando nessuno travalica o tradisce le aspettative che l’altro aveva riposto su di lui: il gioco delle parti, dei compiti, delle funzioni e dei ruoli è armonioso. L’integrazione è l’antidoto del fastidio perché rispetta l’identità di ciascuno e mette tutti nella "giusta distanza relazionale" reciproca. La MEDIAZIONE costruisce il "senso comune" perché modera gli eccessi e stimola le energie necessarie per raggiungere un obiettivo. E’ l’antidoto all’incomprensione perché negozia i significati e libera dal controllo reciproco. Produce accordo. La formazione dell’amministratore L’obiettivo della formazione rivolta agli amministratori è essenzialmente quello di fornire contenuti e strumenti caratterizzanti la sua professione, che è una professione "atipica" come tutte quelle che hanno contenuti relazionali (in modo non dissimile dalle figure storicamente atipiche del "mediatore", del "paciere" e del "sensale", le cui competenze possono essere con evidenza riscontrate nei processi di attivazione di alcune dimensioni di relazioni virtuose). Consegue a tal obiettivo il risultato di diminuirne lo stress e di aumentare l’efficacia del lavoro con esiti importanti per un buon funzionamento delle relazioni nel condominio. Il metodo è quello di fornire articolati itinerari educativi, con veri e propri compiti a casa, rivolti a far sviluppare l’uno o l’altra delle dimensioni relazionali che sono antidoti ai conflitti. Per raggiungere questo scopo l’amministratore dovrà apprendere le tecniche comunicative necessarie a raggiungere gli scopi che si propone. CHI FOSSE INTERESSATO AD ANALIZZARE IL PROPRIO CONDOMINIO O IL CONDOMINIO CHE AMMINISTRA PU0' SCARICARE IL TEST >> La riforma del condominio secondo l'A.L.A.C. |
Acc.Totali |
NetWork: Condominio web.com - Pagineprofessionisti.it |
| © Condominioweb 2000-08 by La Medica. I diritti relativi ai testi firmati sono dei rispettivi autori. |